Nexus

“Nexus: the central and most important point or place: The nexus of all this activity was the disco.”

Isn’t that a great sample sentence? (Courtesy of my computer’s dictionary.)

Nexus is also the name of the newsletter printed by my publisher, Supernova Edizione, in Venice, from Giovanni DiStefano. The new autumn edition features an article on my new book, A Beautiful Woman in Venice! The article is pasted in below. I’m sorry, but it has not been translated to English. It begins by summarizing what the book is about, and then waxes academic on gender studies and how my book fits into that area of study (though I’m not sure why he chose to go into the details about cyborgs for this article). It closes by naming some of the particular women I included, be they writers, artists, musicians, or salonniers, of the noble or the working class. The article calls Beautiful Woman a “significant book,” “worthy to approach the strand of gender studies.”

ABWIV in Libreria Studium in Venice, this summer

ABWIV in Libreria Studium in Venice, this summer

Here’s the article:

Questa nuova opera di Kathleen Ann González è una scrittura si- gnificativa e originale già nel titolo – A Beautiful Woman in Venice – e la ragione è che, contrariamente a quanto può sembrare, non allude a una singola donna bella e illustre, bensì a quella che è l’importante, autorevole, pluri- stratificata femminilità veneziana ai tempi della Serenissima Repubblica, dalla così detta Età di Mezzo fino al 1797, cioè ai suoi estremi bagliori. Di fatto, come ho potuto riscontrare anch’io attraverso una serie di ricerche e di scritture, a Venezia – che Kathleen Ann definisce «city of water and light … associated with Venus, the goddess of love» – a Venezia, dunque, e nei suoi domini la presenza muliebre è rilevante sotto tutti gli aspetti e in tutti i settori della società, dalle fasce più alte, dove brillano le figure eroiche o regali, le regine e le dogaresse, giù giù, fino agli strati più bassi rappresentati dalle prostitute (non certo dalle cortigiane, notoriamente tutt’altra cosa) e dalle donne di malaffare (talora anche colpevoli di un qualche reato e debitamen- te punite), e ancora più giù, fino agli infimi livelli, occupati dalla purtroppo numerosa e diffusamente utilizzata femminilità schiavile. Di queste tuttavia l’autrice californiana non parla, preferendo appuntare lo sguardo su quante sono state «beautiful women, each in her own way», e hanno saputo distinguersi in una città comunque «ruled by men». Ma perché, si domanda Kath- leen, interessarsi alle donne veneziane anziché, magari, alle fiorentine o romane, oppure a quante provengono da «other great European centers of cultu- re» o alle tante «overlooked women of the working class? To state it simply – dice lei – I love Venice. It is a city that draws me back again and again, as it does for many women and men who fall for its allures».

Un libro significativo, corredato di una corposa, agguerrita bibliografia e degno di accostarsi in qualche modo al produttivo filone dei Gender Studies, nati in Nord America tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso e successivamente diffusi in Europa tramite studiose quali, per esempio, Luce Irigaray o, in Italia, Luisa Muraro e il gruppo veronese di Diotima: tante elaborazioni di pensiero, tante metodologie interpretative che s’incrociano e s’intrecciano nella costruzione dell’identità di genere, coinvolgendo aspetti sostanziali della vita umana, come il rapporto tra il singolo e la società, il rapporto tra il singolo e la cultura in senso lato: di fatto, una lettura gender sensitive è applicabile pressoché a tutti i settori di ricerca, dalla sociolo- gia alle scienze etnoantropologiche, alla letteratura, alla filosofia, alla teologia, alla politica, e così via continuando.

Una costellazione in somma, quella del genere, che evidentemente va al di là delle differenze fisico-biologiche, come ben sapeva per esempio Simone de Beauvoir quando, in Le deuxième sexe (1949, tradotto a Milano nel 1961), affermava che «donna non si nasce, si diventa». Una costellazione la cui complessità e rilevanza sono unanimamente riconosciute perché va oltre il sistema binario maschio/fem- mina, arrivando secondo alcuni a includere addirittura il cyborg, con i suoi proliferanti mostruosi ibridi: nelle parole di Rosi Braidotti, un «composto di cyberg e organism» indicante il «miscuglio di carne e tecnologia che caratterizza il corpo modificato da innesti di hardware, protesi e altri impianti». E appunto per il cyber feminism, anzi tutto Donna J. Haraway sostiene che la valorizzazione della «corporeità virtuale» post-organica o trans-umana può e deve mettere in crisi lo stesso «dualismo sessuale e sessuato, intrinseco al soggetto universa- le» e colpevole, nei secoli, della gerarchizzazione androcratica e androcentrica (Intr. di R. Braidotti a Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Milano 1995).

Bene, entrando adesso nel vivo della scrittura di Kathleen – densa e al tempo stesso piana, aliena da compiacimenti, orpelli, vane bellurie – la sua indagine si snoda lungo 28 capitoli per presentare una fitta campionatura di donne veneziane, assai diverse per estrazione sociale, per appartenenza e ruolo. Alcune sono notissime, e dunque immancabili qui. Tra le altre, l’umanista Cassandra Fedele, decus Italiae virgo nella definizione di Pietro Metastasio; la dogaressa Morosina Morosini moglie di Marino Grimani (1595-1605); la prima donna laureata al mondo, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, che cinge l’alloro accademico a Padova nel 1678, sostenendo in greco e latino la discussione su Aristotele. Ci sono poi le letterate – Veronica Franco, Moderata Fonte, Lucrezia Marinelli, Sara Copio Sullam, la combattiva Angela Cassandra Tarabotti alias suor Arcangela, monacata a forza nel monastero benedettino di Sant’Anna a Castello; ci sono Luisa Bergalli Gozzi, tra l’altro ideatrice e curatrice della prima antologia poetica tutta femminile; la giornalista Elisabetta Caminer Turra; talune donne artiste, pittrici come Rosalba Carriera, musiciste come Antonia Padoan Bembo. Ci sono sopra tutto le salottiere, con al culmine la dosetta Giustina Renier Michiel o la splendida Isabella Teotochi Marin Albrizzi.

Queste che ho richiamato sono solamente alcune delle icone delineate da Kathleen, cui si accompagnano parecchie altre donne, meno consuete ma a mio avviso di speciale interesse: un esempio per tutte la V ecia del Morter, ovvero Giustina Rossi, che nella notte dal 14 al 15 giugno 1310, dal suo balconcino dietro la Torre dell’Orologio scaraventa un grosso vaso sulla testa del vessillifero alla guida dei congiurati di Bajamonte Tiepolo, scompigliandoli e vanificando le loro trame. (ll)

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Teacher, writer, traveler, dancer, reader, photographer, gardener.
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One Response to Nexus

  1. Nancy Schwalen says:

    Glad you got the good press. Wish I could read the article.

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